25.02.2011 Notizie

La metodologia LCA come motore per l’innovazione

Il ciclo di vita di un prodotto è definito come una sequenza di fasi successive e correlate, che identificano il “sistema prodotto”, dalle materie prime che lo costituiscono allo smaltimento finale. I paesi anglosassoni definiscono l’intero ciclo di vita di un prodotto con l’espressione cradle to grave (lett. “dalla culla alla tomba”).

Si definisce Life Cycle Assessment (LCA), l’operazione di raccolta ed elaborazione dei dati relativi al sistema prodotto, gli input, gli output e il potenziale impatto ambientale attraverso il suo ciclo di vita. Questo strumento permette di gestire in modo trasparente l’analisi del sistema oggetto di studio, e di comprendere, ripercorrere ed eventualmente criticare l’iter che ha portato a determinate valutazioni di impatto ambientale. Gli standard per il Life Cycle Assessment sono stati definiti dall’ISO (International Organization for Standardization), in accordo con il SETAC (Society of Environmental Toxicology and Chemistry) e la Commissione Europea. La metodologia LCA definita in accordo con le serie internazionali degli standard EN ISO 14040-14044 prevede:

  • la compilazione di un inventario di ciò che di rilevante entra ed esce da un sistema di prodotto
  • la valutazione dei potenziali impatti ambientali associati a ciò che entra ed a ciò che esce
  • l’interpretazione dei risultati riguardanti le fasi di analisi dell’inventario e di stima degli impatti in relazione agli obiettivi dello studio.

Per intraprendere un LCA è necessario definire fin dall’inizio quali saranno gli obiettivi dello studio: gli strumenti analitici necessari, le competenze e le persone da coinvolgere, le operazioni principali del sistema e l’unità funzionale, l’individuazione dei dati da misurare e delle assunzioni necessarie. L’unità funzionale (Functional Unit) è l’unità di misura a cui si rapportano tutti i dati, espressione della prestazione svolta dal sistema (prodotto o servizio). L’inventario descrive dettagliatamente i flussi di input e output relativi al prodotto e identifica le voci di impatto attraverso l’allestimento di schede per la raccolta dati. In un LCA vengono dapprima descritti i confini del sistema, dopodiché le componenti del sistema sono rappresentate attraverso diagrammi di flusso. Infine, i dati raccolti relativi al sistema prodotto sono riportati in una tabella in cui per ogni voce sono indicati gli impatti ambientali causati dalle unità funzionali in studio.

Gli indicatori di impatto ambientale devono essere selezionati specificamente per l’attività in esame. Generalmente si scelgono le seguenti principali categorie di impatto:

  • consumo di risorse naturali (consumi energetici netti, consumi di fonti non rinnovabili, consumi di acqua, consumi di materia, occupazione di volumi);
  • inquinamento atmosferico (emissioni in aria di polveri, metalli e organici, crescita dell’effetto serra, acidificazione);
  • inquinamento dell’acqua (scarico di metalli, solidi sospesi e sostanze organiche disciolte, eutrofizzazione);
  • generazione di rifiuti solidi (di varia provenienza e classe).

È da sottolineare come alla base della LCA si possa configurare una visione non lineare ma più propriamente reticolare: ogni fase del ciclo di vita risente della precedente e influenza la successiva. Un materiale con un forte impatto produttivo, ad esempio, potrebbe invece essere riciclato o riutilizzato in modo semplice ed ecologico, rendendo l’intero processo sostenibile e vantaggioso.

Come accennato in precedenza, i risultati scaturiti da uno studio LCA forniscono indicazioni per mettere in atto scelte strategiche per migliorare gli impatti ambientali di un prodotto attraverso la visione completa del ciclo di vita. A titolo di esempio, una ricerca condotta per EUROPEN dalla società di ingegneria ambientale URS, rivela che a partire da studi LCA di diversi prodotti è difficile stabilire in assoluto se per l’ambiente sia meglio il riutilizzo o il riciclaggio. Ogni studio infatti può avere fattori diversi che portano a risultati finali diversi: per esempio, per quanto riguarda il settore degli imballaggi, alcuni studi evidenziano l’importanza del trasporto e della distribuzione come fattore chiave e determinante per la scelta preferibile per l’ambiente tra prodotto riutilizzabile e analogo prodotto usa e getta. In generale, più lunga è la distanza da percorrere, più i risultati indicano di scegliere materiali leggeri e riciclabili, sebbene questo dipenda dall’infrastruttura locale per la raccolta, lo smistamento e il riciclaggio.

A sostegno della politica del riutilizzo, la corrente di pensiero definita cradle-to-cradle (let. “dalla culla alla culla”) focalizza l’attenzione della progettazione al fine vita del prodotto, ovvero sottolinea l’importanza di identificare materiali e processi eco-efficaci e non solo ecoefficienti. In altre parole, al contrario dell’approccio tradizionale cradle-to-grave, dove il prodotto al termine della propria vita diventa un rifiuto inutile e problematico dal punto di vista della gestione e dello smaltimento, un prodotto progettato secondo questa teoria si trasforma in un nutriente, e può entrare nel flusso del metabolismo biologico (se si tratta di un materiale biodegradabile o compostabile) o del metabolismo tecnico (se si tratta di un materiale riutilizzabile o riciclabile in un processo semplice e a ciclo chiuso, che non comporti una perdita del materiale riciclato).

Fino a una decina di anni fa, i progettisti non avevano a disposizione strumenti che li aiutassero ad integrare aspetti di protezione ambientale alla progettazione di prodotti: oggi, invece, esistono sofisticati software di calcolo ed analisi (es: SimaproEcoIndicator), banche dati dedicate, nonché centri specializzati in valutazioni di impatto ambientale. I dati utilizzati nel modello di LCA sono preferibilmente raccolti mediante appositi questionari e visite in-situ presso le aziende dei settori interessati. Per alcune fasi del ciclo di vita dei prodotti, i dati primari delle aziende sono integrati con dati secondari provenienti da banche dati nazionali e internazionali (es: Banca Dati Italiana di LCA “I-LCA” presentata dall’ANPA nel febbraio 2001).

Gli studi LCA stanno diventando progressivamente uno strumento di eco-innovazione per le aziende. Per diffondere l’utilizzo di questa metodologia, l’Unione Europea ha inoltre predisposto una piattaforma dedicata al Life Cycle Thinking and Assessment. È inoltre da sottolineare che in tutti i principali programmi di finanziamento europeo a sostegno dell’innovazione (7PQ, CIP, Life, ecc.) sono presenti progetti che si riconducono alla metodologia LCA. Per quanto riguarda la presenza di centri di competenza LCA in Italia, un elenco esaustivo è reperibile sul sito della Rete italiana LCA.

TORNA SU