07.03.2012 Notizie

Social Innovation: il caso CRIT

I social network stanno rapidamente entrando sul posto di lavoro, rivoluzionando anche il rapporto professionale tra le persone e arricchendolo di una dimensione sociale. I cambiamenti innestati dalle nuove reti sociali impongono alle aziende apertura all’innovazione, ma anche prudenza. È un’esperienza destinata a durare? E, soprattutto, che ruolo avrà nello sviluppo delle imprese?

Per rispondere a questi interrogativi, Aleandro Furlani e Francesco Lutman, autori del volume Social Innovation. Reti sociali: le nuove protagoniste dell’innovazione. Una guida pratica per le aziende italiane, ed. FrancoAngeli,  scelgono un approccio concreto, basato su esempi riguardanti realtà aziendali, tra cui anche quella di Crit Research. Il libro esplora come si possano aprire percorsi di “social innovation” attraverso la presentazione di oltre dieci casi originali, illustrati per rispondere a una semplice domanda: le nuove reti sociali possono creare valore, oggi, nelle nostre imprese?
Il volume è rivolto a tutte le aziende interessate a migliorare la propria gestione e rilanciare la competitività attraverso la social innovation, ed è strutturato come una sorta di decalogo corredato da casi aziendali.

I primi cinque temi presentati riguardano l’impiego dei social network in azienda come supporto alla gestione delle risorse umane. Si parte da argomenti molto dibattuti come la gestione del personale e la ricerca di nuovi talenti, ma vengono affrontati anche i temi dell’innovazione nelle catene di fornitura e dell’ottimizzazione di costi e risorse, senza ovviamente trascurare il fondamentale ruolo delle nuove tecnologie nella comunicazione sociale.

La seconda parte del decalogo esplora invece le opportunità offerte dai social network per affrontare la sfida della competitività: si parla quindi di marketing, comunicazione, vendita online, ma anche di innovazione dei canali e delle modalità di vendita, per concludere con la creazione di vere e proprie reti collaborative interaziendali. Qui è appunto citato il caso di CRIT (che riportiamo per gentile concessione degli autori e di FrancoAngeli Editore), il quale termina con la considerazione che le persone rimangono sempre al centro del processo della social innovation: le tecnologie sociali non sostituiscono infatti il valore del contatto diretto, ma sono di grande aiuto per moltiplicarne l’effetto, stimolando l’innovazione interaziendale e creando nuove opportunità di collaborazione.

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