24.11.2020 20 di Innovazione - Mezzogiorno: eco-innovazione, una promessa da mantenere

20 di Innovazione – Mezzogiorno: eco-innovazione, una promessa da mantenere

I tre grandi suoni elementari in natura sono il suono della pioggia, il suono del vento in un bosco primordiale, e il suono del grande oceano su una spiaggia.

(Henry Beston)

L’eco-innovazione, un tassello necessario per lo sviluppo sostenibile

Oggi il mondo si trova a fronteggiare grandi sfide ambientali come i cambiamenti climatici, il consumo progressivo delle risorse naturali e la perdita di biodiversità. Questo scenario ci impone di sviluppare nuovi modelli economici e sociali, e allo stesso tempo di adottare nuove tecnologie che contribuiscano a ridurre gli impatti sull’ambiente. L’eco-innovazione non è altro che l’innovazione orientata allo sviluppo sostenibile, capace di coniugare aspetti economici, ambientali e sociali. Non si tratta quindi di un semplice adeguamento alle norme in materia ambientale: un’azienda eco-innovativa compie un ulteriore passo verso la sostenibilità, offrendo al mercato una proposta di valore orientata al rispetto dell’ambiente e al benessere della società.

Rimuovere gli ostacoli per l’eco-innovazione

Come tutte le forme di innovazione tecnologica, anche l’eco-innovazione può incontrare difficoltà a superare la fase di ricerca e penetrare sul mercato. In particolare, il passaggio dalle tecnologie tradizionali a quelle a minore impatto ambientale può essere caratterizzato da ostacoli economici come costi di investimento più elevati, ma anche da carenze normative e barriere di mercato. L’esperienza internazionale degli ultimi decenni insegna che una normativa ambientale ben strutturata può rappresentare un motore per l’eco-innovazione, agendo come leva sugli investimenti privati. Per questi motivi l’Unione Europea si è impegnata da anni a favorire la trasformazione delle buone idee eco-innovative in sviluppi commerciali e industriali, eliminando gli ostacoli economici e normativi e promuovendo gli investimenti, la domanda e la sensibilizzazione.

Lampadina

Il Green Deal europeo e il modello delle 3E

Per promuovere un’introduzione più massiccia sul mercato delle tecnologie eco-innovative, l’UE ha messo in campo una serie di strumenti fra cui appalti pubblici verdi, etichettatura ecologica, misure finanziarie specifiche, accordi volontari, ecc. Inoltre, lo scorso 11 Dicembre 2019 è stato presentato il Green Deal Europeo, una roadmap per trasformare le sfide ambientali in opportunità di sviluppo per tutti i paesi membri, sposando il modello delle tre E, ovvero Economia, Ecologia ed Equità (in inglese Economy, Environment and Equity).  L’ambizioso obiettivo dell’UE per lo sviluppo sostenibile è sintetizzato in tre punti: azzerare le emissioni nette di gas serra entro il 2050; disaccoppiare la crescita economica dall’uso delle risorse; garantire una transizione equa e inclusiva per tutti. Operativamente, le azioni del Green Deal si concretizzeranno del cosiddetto meccanismo per una transizione giusta, che contribuirà a mobilitare almeno 100 miliardi di euro per il periodo 2021-2027, coinvolgendo tutti i settori della nostra economia.

Verso lo sviluppo dell’intelligenza ecologica

Il modello delle 3E prevede che tutta la società svolga un ruolo attivo nello sviluppo sostenibile. È evidente infatti che nessuna eco-innovazione può avere successo se il mercato non è pronto ad accoglierla, se non è disposto a riconoscere il valore di un prodotto o di un servizio con ridotto impatto ambientale. Lo psicologo statunitense Daniel Goleman, autore di ricerche sull’intelligenza emotiva e l’intelligenza sociale, indica come prossima tappa nell’evoluzione del cervello umano lo sviluppo della intelligenza ecologica, ovvero un radicale cambiamento cognitivo capace di cogliere le ripercussioni delle scelte personali sulla società e sull’ambiente. A livello pratico, l’intelligenza ecologica si traduce in comportamenti di  consumo consapevole, anche attraverso la condivisione di beni, buone pratiche e informazioni. La sfida dell’eco-innovazione si gioca quindi su diversi piani: migliorare le prestazioni ambientali dei prodotti e dei processi in tutto il loro ciclo di vita, disporre di adeguati incentivi, superare gli ostacoli normativi e infine trovare il consenso del mercato. Solo lo sviluppo di una intelligenza ecologica diffusa e di una visione prospettica sulle conseguenze delle nostre scelte renderà efficaci le politiche di eco-innovazione e tutti gli sforzi tecnologici per attuarle.

 

Bibliografia e spunti:

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